Il percorso che questi film disegnano non è semplicemente una rassegna dedicata a San Francesco: è una vera e propria storia dello sguardo cinematografico sul sacro. Da Il poverello di Assisi di Enrico Guazzoni a Chiara di Susanna Nicchiarelli, passando per Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini e Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli, assistiamo a oltre un secolo di trasformazioni culturali, estetiche e della spiritualità.
I primi film – Il poverello di Assisi di Guazzoni, Frate Sole di Falena e Corsi, Frate Francesco di Giulio Antamoro – si collocano in una fase in cui il cinema sta ancora costruendo la propria legittimità culturale e simbolica. La figura di Francesco offre al nuovo mezzo un orizzonte iconografico già consolidato, una genealogia figurativa che consente all’immagine cinematografica di radicarsi in una tradizione precedente. Il santo occupa il centro dello spazio visivo e ne determina l’ordine morale e compositivo. La santità coincide con la stabilità dell’immagine, con la sua armonia formale e con la chiarezza del suo significato. In questa fase il sacro si presenta come evidenza condivisa, come principio che organizza la rappresentazione e ne garantisce la coerenza. In particolare nel film di Antamoro, Francesco si carica di una dimensione più apertamente spettacolare.
Con Rossellini lo sguardo si trasforma in modo strutturale. In Francesco giullare di Dio la santità prende forma nella concretezza dei gesti quotidiani, nella semplicità dei corpi, nella dimensione comunitaria. Il film scioglie la rigidità iconica e introduce una mobilità nuova, fatta di episodi, incontri, imperfezioni. Francesco attraversa il mondo con discrezione, esposto alla contingenza e alla fragilità dell’esperienza umana. La povertà diventa anche principio estetico: essenzialità dell’inquadratura, sobrietà della messa in scena, fiducia nella forza dei gesti minimi. Il sacro emerge come esperienza immanente, come modo di stare insieme, come pratica condivisa.
Negli anni Sessanta la riflessione si carica di una consapevolezza storica più intensa. Francesco d’Assisi di Liliana Cavani e Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini collocano la figura francescana dentro una tensione tra impulso carismatico e strutture del potere. Francesco diventa il luogo in cui si misura la distanza tra radicalità evangelica e organizzazione istituzionale, tra desiderio di rinnovamento e complessità della storia. In Pasolini l’eredità francescana assume una dimensione allegorica e critica: diventa strumento per interrogare il presente e per riflettere sulla trasmissione di un messaggio che rischia costantemente di perdere la propria forza originaria.
Con Fratello Sole, Sorella Luna, Zeffirelli intercetta la sensibilità di un’epoca segnata dalla ricerca di autenticità e da un diffuso bisogno di ritorno all’essenziale. La figura di Francesco viene inscritta in un immaginario poetico che dialoga con le istanze culturali degli anni Settanta, assumendo una funzione simbolica capace di parlare oltre l’ambito strettamente religioso. Il santo diventa figura di riconciliazione tra individuo e natura, tra interiorità e mondo.
Quando Cavani ritorna sul tema con Francesco, l’attenzione si concentra sulla complessità interiore e sulla dimensione storica del personaggio. Il film esplora il processo attraverso cui un’esperienza carismatica si confronta con la necessità di organizzarsi, di strutturarsi, di durare nel tempo. La santità appare come un campo attraversato da tensioni e responsabilità, in cui la radicalità originaria si misura con la realtà concreta delle scelte.
Più recentemente, Il sogno di Francesco di Renaud Fely e Arnaud Louvet e Chiara di Susanna Nicchiarelli orientano lo sguardo verso la dimensione relazionale e comunitaria, restituendo centralità alla pluralità delle voci che hanno preso parte all’esperienza francescana. L’attenzione alla figura di Chiara consente di leggere il francescanesimo come spazio condiviso, come costruzione collettiva di senso in cui l’identità prende forma attraverso il legame con l’altro.
Nel loro insieme, questi film non raccontano soltanto Francesco: raccontano come ogni epoca abbia bisogno di appropriarsene e di reinventarlo nello spirito del proprio tempo.