EVENTO RINVIATO A DATA DA DESTINARSI
L’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con l’ESAR – École Supérieure d’Architecture dell’Università Saint Joseph di Beirut, organizza la proiezione del film “Il padiglione delle possibilità” di Chiara Andich, nell’ambito della conferenza dell’Arch. Alessandro Melis dal titolo “Out of Time – Systemic Urban Regeneration, Community Resilience and AI-Driven Architecture in an Era of Global Crises”.
IL PADIGLIONE DELLE POSSIBILITÀ
Il film di Chiara Andrich, Il Padiglione delle possibilità (2021), si inserisce nel progetto Prospettive di Architettura resiliente, ideato da Angelo Gioè e curato da Santina di Salvo, un ciclo di sei film dedicati a esplorare il tema della resilienza applicata all’architettura contemporanea italiana. Il film viene presentato in anteprima mondiale a Beirut, in un contesto urbano che negli ultimi anni ha attraversato profonde trasformazioni e criticità, ponendo con urgenza il tema della ricostruzione, della sostenibilità e della gestione responsabile del patrimonio costruito.
La narrazione è affidata alla voce di Alessandro Melis, curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia 2021. Il film propone un attraversamento critico del Padiglione Italia, mettendo in discussione i paradigmi estetici e culturali dell’architettura espositiva contemporanea, a partire dalla critica al modello convenzionale del white box e alla neutralità dello spazio espositivo.
Lo spazio del Padiglione viene concepito come una città storica stratificata, fatta di vicoli, disordine, piazze che si aprono e figure convergenti, in opposizione a un’idea di ordine rigido e omologante. In questa visione, la città non è più uno scenario stabile, ma un processo di adattamento continuo a condizioni di instabilità permanente, coerente con la natura sistemica delle sfide ambientali contemporanee.
Il film affronta il tema della resilienza attraverso riferimenti alla biologia dell’evoluzione, alla selezione naturale, alla variabilità, alla diversità e alla ridondanza come condizioni fondamentali della sopravvivenza e della capacità di risposta ai problemi complessi. La crisi ambientale viene letta come un fenomeno che non può essere affrontato in modo settoriale, ma che richiede un cambiamento culturale profondo e una revisione dei paradigmi con cui interpretiamo il rapporto tra città, natura e tecnologia.
In questo quadro, l’architettura viene intesa come un campo esteso, capace di andare oltre la costruzione dell’edificio per includere dispositivi, infrastrutture ecologiche, materiali e sistemi in grado di produrre effetti concreti sulla qualità dell’aria, dei suoli e degli ecosistemi urbani. I progetti presentati nel film — tra cui Mutual Aid, Genoma, Spandrel, Plastisys, Jerico e i Cyberwall — mostrano come sia possibile integrare strategie passive, innovazione tecnologica e processi naturali per rispondere alle sfide ambientali contemporanee.
La scelta di una comunicazione ispirata alla cultura cyberpunk, agli anime giapponesi e ai linguaggi del gaming diventa uno strumento per rompere mappe mentali obsolete e dialogare con una generazione diversa, mettendo in discussione la tradizionale opposizione tra utopia e distopia. Il film propone così una visione dell’architettura come pratica critica, creativa e politica, capace di interrogare il presente e di aprire nuovi scenari per il futuro delle città.
Presentato a Beirut, il film assume una valenza particolare come spazio di riflessione e confronto per università, architetti, professionisti e stakeholder, offrendo esempi concreti della via italiana all’architettura resiliente in un contesto che richiede oggi nuove strategie di adattamento, trasformazione e progettazione consapevole.